sabato 21 dicembre 2019
martedì 17 dicembre 2019
ITALIANO 1^ - Epica. Iliade: parafrasi de' "L'icontro di Ettore e Andromaca alle Porte Scee"
OMERO, Iliade
Libro VI
Ettore e Andromaca alle porte
Scee
PARAFRASI
“Ora mi rimani solo tu, amato
Ettore, tu che (dato che la mia famiglia non c’è più) mi sei, al medesimo tempo
padre, madre, fratello e fiorente sposo. Ti prego, abbi pietà di me e resta qui
su questa torre! Non fare in modo che io diventi vedova né che tuo figlio
divenga orfano.
Raduna i guerrieri presso il fico
selvatico, là dove i nemici scoprirono un più facile accesso alla città e un
punto in cui più velocemente si possono scalare le mura: già tre volte gli
Achei, seguendo gli Aiaci e gli Atridi e Idomeneo e Diomede, là diedero prova
di valore: forse un indovino aveva loro indicato quel passaggio, o forse li ha
guidati là il loro ardire.”
Rispose Ettore:
“Dolce moglie, tutto ciò che hai
detto angustia anche il mio cuore; ma temo il disprezzo che i Troiani e le loro
superbe donne dai morbidi abiti mostrerebbero verso di me se io, soldato vile,
non partecipassi alla battaglia, ne evitassi le prove. Non me lo permette il
mio cuore. Ho imparato da tempo ad essere forte e a volare tra i primi negli
aspri combattimenti, per difendere la gloria di mio padre e la mia.
Ma so, purtroppo, in cuor mio che
arriverà il giorno in cui tutta la rocca di Troia con il suo Re, Priamo, e la
sua gente cadrà. Non mi affligge, però, il dolore dei Troiani, né quello di
Ecuba, mia madre, né quello del mio vecchio padre o dei miei fratelli, che,
molti e valorosi, cadranno nella polvere sotto il ferro nemico; no, non di
questi mi affligge il dolore, o moglie, quanto la pena per il tuo destino, se
mai accadesse che un qualche Acheo, con la corazza ancora sporca di sangue dei
tuoi parenti, ti trascini piangente in schiavitù. Oh, infelice! Ad Argo saresti
costretta a tessere la tela per ordine e in casa di una straniera; con
disgusto, ma costretta dal destino, dovresti portare alla superba signora
l’acqua dalla fontana di Messide o da quella Iperea; e qualcuno, vedendoti
lacrimare, potrebbe dire : Ma quella è la nobile sposa di Ettore, che era il
primo tra gli eroi troiani, abili domatori di cavalli, al tempo in cui si
combatteva a Troia! Così potrebbe esclamare qualcuno: e allora tu saresti
trafitta da un nuovo dolore e sentiresti ancor più vivo in cuore il desiderio
che un simile sposo arrivasse a sciogliere le tue catene.
La terra ricopra il mio cadavere
piuttosto che oda i lamenti di te schiava!”
venerdì 13 dicembre 2019
giovedì 12 dicembre 2019
ITALIANO 1^ - Compiti per le vacanze natalizie 2
COMPORRE UNO SCHEMA "AD AL BERO" RICOSTRUENDO I LEGAMI ESISTENTI TRA I PERSONAGGI DEL SEGUENTE BRANO, SECONDO L'ESEMPIO DATO IN FONDO AL BRANO
IL RAFFREDDORE
Mio
cognato, dal lato paterno aveva un cugino germano, lo zio materno del quale
aveva un suocero il cui nonno paterno aveva sposato in seconde nozze una
giovane indigena, il cui fratello, nei suoi viaggi, aveva incontrato una
ragazza della quale si era innamorato e dalla quale aveva avuto un figlio che
sposò poi un’intrepida farmacista, la quale altro non era che la nipote di uno
sconosciuto quartiermastro della Marina Britannica, il di cui padre adottivo
aveva una zia in grado di parlare correttamente lo spagnolo e che era, forse,
una delle nipoti di un ingegnere morto in giovane età, nipote a sua volta di un
proprietario di vigne dalle quali si ricavava un vino assai mediocre, ma che
aveva un cugino, casalingo e sottotenente, il cui figlio aveva sposato una
graziosissima signora, un po’ divorziata, il primo marito della quale era
figlio di un vero patriota che aveva saputo educare una delle proprie figlie
nell’ambizione di fare fortuna, la quale era riuscita a sposare un fattorino
che aveva conosciuto Rothschild e il cui fratello, dopo aver cambiato parecchi
mestieri, si sposò ed ebbe una figlia, il cui bisnonno, gracilino, portava gli
occhiali che gli aveva regalati un suo cugino, cognato di un portoghese, figlio
naturale di un mugnaio, non troppo povero, il fratello di latte del quale aveva
preso in moglie la figlia di un medico di campagna, a sua volta fratello di
latte di un lattaio, a sua volta figlio naturale di un altro medico di
campagna, sposato tre volte di seguito, e di cui la terza moglie era la figlia
della migliore levatrice della regione e che, vedova di buonora, come mia
moglie, si era sposata con un vetraio pieno di zelo, il quale, alla figlia di
un capostazione, aveva fatto un figlio destinato a fare la sua strada, ferrata,
come la mazza, e aveva sposato una venditrice di spazzature, il cui padre aveva
un fratello, sindaco di una piccola città, che aveva preso in moglie una
maestra bionda, il cugino della quale, pescatore con la rete, ferroviaria,
aveva preso in moglie un’altra maestra bionda, chiamata Maria, il cui fratello
aveva sposato un’altra Maria, anche lei maestra bionda, il cui padre era stato
allevato nel Canada da una vecchia, che era nipote di un parroco, la nonna del
quale, talvolta, d’inverno, come capita a tutti, si buscava un raffreddore.
da LA CANTATRICE CALVA
di E. Ionesco
ITALIANO 1^ - Compiti per le vacanze natalizie 1
FARE IL RIASSUNTO DEL SEGUENTE BRANO
LA
QUERCIA DEL
TASSO di A. Campanile
Quell'antico tronco d'albero che
si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco,
morto,
corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è
stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama
la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi
sotto, quand'essa era frondosa.
Anche a quei tempi la chiamavano
così.
Fin qui niente di nuovo. Lo sanno
tutti e lo dicono le guide.
Meno noto è che, poco lungi da
essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia fra le cui
radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti
tassi.
Un caso.
Ma a cagione di esso si parlava
della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del
tasso con la "t" minuscola.
In verità c'era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per
distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso.
Alcuni credevano che appartenesse
al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l'albero era
detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia
del Tasso del tasso" da altri.
Siccome c'era un altro Tasso
(Bernardo, padre di Torquato, poeta anch'egli), il quale andava a mettersi
sotto un olmo, il popolino diceva: "È il Tasso dell'olmo o il Tasso della
quercia?".
Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?".
"Della quercia del Tasso."
Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?".
"Della quercia del Tasso."
E dell'animaletto di cui sopra,
ch'era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse: "il tasso
del Tasso della quercia del Tasso".
Poi c'era la guercia del Tasso:
una poverina con un occhio storto, che s'era dedicata al poeta e perciò era
detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da
un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un grande
antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una
quercia poco distante da quella del suo principale e perciò detta: "la
quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta:
"la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la
guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.
Ora voi vorrete sapere se anche
nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti detti tassi.
Viveva.
Viveva.
E lo chiamarono: "il tasso
della quercia della guercia del Tasso", mentre l'albero era detto:
"la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la
guercia del Tasso della quercia del tasso".
Successivamente Torquato cambiò
albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso (albero delle Alpi),
che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso".
Anche il piccolo quadrupede del
genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in cui essi stettero
sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come: "il tasso del
tasso del Tasso".
Quanto a Bernardo, non potendo
trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non ce n'erano a portata di mano, si
spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu
chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu
chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso
del tasso.
Quanto al piccolo tasso di
Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da allora quell'animaletto fu indicato
da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal
tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso,
per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso.
Il comune di Roma voleva che i
due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto gli alberi, ma
fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso
del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.
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